“Maputo chiama Roma”

Due grandi strade tagliano il quartiere Zimpeto, nella periferia nord di Maputo, dove si estende la missione della Comunità missionaria di Villaregia: la statale numero 1, la strada principale del Mozambico, e la Grande Maputo, costruita qualche anno fa dai cinesi. Arrivando da sud, dopo aver lasciato il centro ricco della capitale, tra la casa del presidente, le ambasciate, i palazzoni che svettano in cielo e qualche bianco che passa di rado, si risale costeggiando l’Oceano, lungo la Costa do Sol. Piano piano la ricchezza lascia spazio alle case costruite in qua e là, le migliori fatte in lamiera; la terra rossa incrocia la Grande Maputo. Un grande immondezzaio divide i quartieri più ricchi da quelli poveri.

Si lascia la “città” e si entra nella zona rurale, che poi diventa nuovamente urbana, ma molto più povera. La parrocchia della Comunità missionaria si estende per un centinaio di chilometri quadrati, abbracciando circa 120mila persone. Una zona in espansione, dove giovani e anziani cercano di accaparrarsi pezzi di terreno per poter raccogliere frutta o costruire abitazioni. Qui tutti parlano ronga, la lingua locale.

Lungo la strada una serie interminabile di bancarelle cariche di pannocchie, noccioline, banane o noci di cocco. E’ in questo contesto che si inserisce la Cmv: una realtà molto povera, dove la gente è abituata ad alzarsi alle 4 del mattino per andare a lavorare, dove le donne trasportano pesanti ceste di frutta e verdura sopra la testa, dove i bambini giocano scalzi. E dove le strade sono affollate di camioncini con a bordo una ventina di persone: si chiamano “My love”, veri e propri carri di bestiame.

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